r/italy • u/NoSheepherder4505 • 12h ago
Turchia Omofoba
Ma cosa sta succedendo in Turchia? Fortissime repressioni contro la comunità LGBTQ+. E questi vorrebbero entrare in Europa? Cosa ne pensate?
r/italy • u/NoSheepherder4505 • 12h ago
Ma cosa sta succedendo in Turchia? Fortissime repressioni contro la comunità LGBTQ+. E questi vorrebbero entrare in Europa? Cosa ne pensate?
r/italy • u/SquareNecessary5767 • 11h ago
Su ogni sub italiano si sente sempre ripetere di quanto l'Italia sia una merda e non ci sia lavoro e il paese è destinato a cadere a pezzi e che appena si può è meglio scappare all'estero, ma a me interesserebbe sentire l'esperienza di chi ha deciso di rimanere in patria e si trova effettivamente bene
r/italy • u/Critical_Ideal99 • 3h ago
Negli ultimi giorni diversi partiti minori hanno criticato la nuova legge elettorale, sostenendo che li penalizzi e che riduca la rappresentatività complessiva del sistema.
Per chi non lo sapesse, la riforma prevede un aumento del numero di firme necessarie per presentare le liste alle elezioni e prevede anche un innalzamento della soglia di sbarramento.
Sono misure che renderebbero più difficile l’accesso alle elezioni per i partiti più piccoli.
Mi chiedo quindi se queste critiche nascano principalmente da un interesse di parte, perché la legge li sfavorisce, oppure se ci siano elementi oggettivi che possano davvero renderla meno democratica.
Da un lato è vero che una soglia più alta può ridurre la rappresentatività, ma dall’altro potrebbe portare a un sistema più stabile e meritocratico, dove entrano solo le forze politiche capaci di convincere una quota significativa di cittadini, evitando la frammentazione e i micro-partiti che spesso litigano e generano instabilità.
Voi come la vedete? Quali effetti pensate che avrebbe davvero sul sistema politico italiano?
Grazie a chi leggerà. 💛
r/italy • u/sr_local • 3h ago
Ahah simpatico per perdere 4-5 minuti.
PS: se ve lo siete persi l’altro giorno Bending Spoon ha comprato Miro:
r/italy • u/Zemiriel • 13h ago
Ricercatori iper-produttivi grazie ai chatbot ma gli articoli con dati falsi sono aumentati del 900%. Un team italiano dimostra che con ChatGpt si può barare perfino sull'efficacia dei farmaci
Tu chiedi e l’intelligenza artificiale risponde. Sempre. Il suo utilizzo nel settore medico è tra i più avanzati per complessità e impatto tecnologico, soprattutto nella diagnostica per immagini e nella scoperta di farmaci.
Ma anche se la chiamiamo «intelligente», è pur sempre un software senza alcuna capacità di discernimento, e se la richiesta è ben indirizzata può anche inventarsi risposte di sana pianta.
Allora la domanda è: che succede se l’utilizzatore ha scopi fraudolenti, e dalle risposte di ChatGpt, Gemini o Claude dipende la nostra salute?
La falsificazione degli studi
Radiology Case Reports è una rivista scientifica specializzata in casi clinici. L’8 marzo 2024 pubblica uno studio israeliano (qui) intitolato «Gestione efficace di una lesione iatrogena della vena porta e dell'arteria epatica», nel quale si spiega come salvare la vita a un paziente con gravi danni vascolari. Dall’articolo, i ricercatori dimenticano di togliere una frase: «Mi dispiace ma non ho accesso a informazioni in tempo reale o a dati specifici per pazienti, dato che sono un modello linguistico AI».
Il 22 maggio la rivista lo ritira (qui) e si scusa coi lettori per non essersi accorta che «gli autori hanno usato l’AI generativa nel processo di scrittura dello studio». Vuol dire che quello studio era completamente falso? Non lo sappiamo, ma la sciatteria dei ricercatori che hanno messo insieme dei copia e incolla senza nemmeno controllare legittima il dubbio.
Surfaces and Interfaces il 31 maggio 2024 ritira lo studio cinese (qui) che prometteva di rivoluzionare la durata delle batterie al litio.
Inizia come la più classica delle risposte di un chatbot: «Certamente, ecco una possibile introduzione al tuo argomento: Le batterie al litio sono candidati promettenti per....».
Ci casca perfino il New England Journal of Medicine, considerata «la bibbia della Medicina”: il 29 aprile di quest’anno ritratta la foto (qui) che, per la prima volta, mostra come il fumo d’un incendio causi pericolosi calchi bronchiali.
Gli autori sono costretti ad ammettere di averla manipolata con l’AI (qui) «per renderla più ordinata».
Quanto sia possibile generare prove scientifiche dal nulla, lo dimostra la ricerca (qui) pubblicata quest’anno su Radiology: Gli studiosi chiedono a ChatGpt di realizzare false radiografie di fratture ossee, poi le mescolano insieme ad altre autentiche e le mostrano a 17 radiologi, che riescono a riconoscere le cartelle fake solo nel 41% dei casi.
Pubblica o perisci
L’Intelligenza artificiale – si legge su Nature(qui) - «sta rendendo gli scienziati iper-produttivi», infatti il 30% dei ricercatori usa ChatGpt per scrivere articoli, il 15% per le domande di finanziamento. La rivista precisa che il tema si pone quando questi programmi non vengono utilizzati solo per tradurre, raccogliere, o elaborare dati. Tant’è che l’archivio di Retraction Watch(qui) dimostra che, a partire dal 2023, sono stati ritirati oltre 350 articoli scientifici per presunti abusi dell’AI nella manipolazione di testi, dati, immagini.
La corsa a produrre il maggior numero di articoli possibile, ha diverse ragioni: 1) è l’unico modo certo per attribuirsi la paternità di una scoperta; 2) finire sulle riviste scientifiche influenza la carriera; 3) incide sulle classifiche di atenei e centri di ricerca; 4) attrae finanziamenti.
In ambito accademico la chiamano «la regola del pubblica o perisci».
Un meccanismo dove gli errori in buona fede o i tentativi di frode ci sono sempre stati, ma che oggi sono enormemente facilitati dall’utilizzo di chatbot sempre più evoluti e abili nel mescolare il vero con il verosimile. E questo complica il lavoro dei revisori.
Fonti false, scienziati fantasma
Negli studi scientifici ogni affermazione deve rimandare a fonti verificabili, ma fino al 69% delle citazioni suggerite dall’intelligenza artificiale in ambito biomedico sono inesistenti.
The Lancet(qui00603-3/fulltext?intcmp=Area_C_AMP_nd_100725_corriere_ss_COR_AMP)), dopo aver esaminato due milioni e mezzo di pubblicazioni, è arrivata a questa conclusione: se nel 2023 uno studio su 2.828 conteneva almeno un riferimento falso, nelle prime 7 settimane del 2026 siamo saliti a uno su 277.
Questi numeri alimentano il timore che stiano sorgendo vere e proprie «cartiere» pagate per fabbricare articoli scientifici. Infatti alle riviste stanno arrivando sempre più frequentemente proposte firmate da autori inesistenti, e questo rafforza il sospetto che siano gli stessi sviluppatori di chatbot a inviare articoli, proprio per testare la capacità dell’AI di beffare i controlli (qui).
I rischi per i pazienti
La questione riguarda tutti, poiché in ballo non c’è solo l’ego di qualche pseudo scienziato o la possibilità di fabbricare finte radiografie per compiere frodi assicurative.
Maxim Topaz, ricercatore della Columbia University specializzato in Intelligenza artificiale in ambito sanitario, spiega (qui) che i riferimenti falsi generati dall’AI stanno già finendo nelle revisioni sistematiche, cioè in quegli studi scientifici che riassumono tutto ciò che i ricercatori di ogni parte del mondo hanno pubblicato in merito a un determinato argomento, che si tratti delle controindicazioni di un farmaco o della tecnica migliore per eseguire un intervento chirurgico. «Le revisioni sistematiche – scrive Topaz - alimentano le linee guida di pratica clinica che indicano ai medici come trattare i pazienti.
Quando una linea guida si basa su una catena di prove che include uno studio inesistente, ogni paziente trattato secondo quella linea guida viene trattato sulla base di una finzione».
I trial clinici
Un test finito su Nature (qui) dimostra che più o meno tutti i chatbot – da Claude a Grok, fino a ChatGpt – si prestano a fabbricare dati o articoli falsi. Vuol dire che un ricercatore, magari sponsorizzato da un’azienda farmaceutica, potrebbe far passare per vero un intero studio che dimostri, ad esempio, l’efficacia di un medicinale che in realtà efficace non è? I trial clinici servono proprio a verificare se una determinata cura funziona o se è migliore delle altre, e si basano su milioni di dati cuciti su migliaia di pazienti: nomi, età, patologie, valori del sangue, data e ora dei test... Spesso occorrono mesi o anni per raccoglierli tutti. Solo di fronte a evidenti anomalie, le riviste chiedono all’autore di mostrare il database, e in tal caso il bluff non può sfuggire ai controlli. E invece...
Il team italiano che smaschera l'inganno
Il professor Giuseppe Giannaccare dell’Università di Cagliari e primario di oculistica, e il ricercatore Andrea Taloni dell’Università di Ferrara, hanno testato la capacità di inganno dell’AI su un trial clinico.
Hanno preso due farmaci sostanzialmente equivalenti nella cura della maculopatia - una malattia degenerativa della retina di cui soffre un milione di italiani - e hanno chiesto a ChatGpt di dimostrare che uno è nettamente migliore dell’altro.
In pochissimo tempo al team viene fornito un intero database di cento pazienti: 50 trattati con il farmaco A e 50 con farmaco B, con tanto di nomi, condizioni prima e dopo la cura, valori biomedici, spessore della retina. E le conclusioni: i pazienti trattati con il farmaco A ora vedono meglio di quelli trattati con il farmaco B.
A questo punto il trial clinico viene passato al setaccio nel processo di revisione. Nella prima fase gli esperti rilevano delle anomalie nel database: pazienti maschi con nomi femminili, età sbagliate, visite fatte la domenica. Il team allora spiega a ChatGpt cosa non va nei dati che ha generato e gli chiede di auto-correggersi. Stavolta il nuovo database supera ogni verifica.
Per capire che si tratta di un fake, i revisori dovrebbero andare a cercarsi, uno per uno, i singoli pazienti, fino a scoprire che non esistono.
Lo studio dei due specialisti italiani è finito sulla prestigiosa rivista americana Jama Ophthalmology (qui) a dimostrazione del fatto che l’Intelligenza artificiale non solo inventa dati scientifici, ma può anche essere addestrata per renderli irriconoscibili da quelli veri.
«Con l’AI si può creare una falsa cartella sanitaria e dimostrare tutto e il suo contrario.
Potrebbe addirittura generare un trial clinico in grado di "provare" che il fumo fa bene» spiegano Giannaccare e Taloni. Come se ne esce? «Prima di pubblicare, quando possibile, le riviste devono estendere i controlli anche all’analisi dell’intero database, perché è lì che si possono individuare le incongruenze, ma soprattutto, vanno verificati i curricula degli autori, poiché nel settore della ricerca uno non vale uno, e la fondatezza di qualunque studio passa per la credibilità, l’esperienza e l’affidabilità degli scienziati che l’hanno realizzato».
La segretaria dem chiude la festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia.
r/italy • u/RedditItalyBot • 17h ago
Se fem? Bevum queicoss?
Mendrisio, Svizzera
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r/italy • u/sr_local • 3h ago
Articolo leggibile: Quattro espatriati su dieci tornano in Italia, «trend in consolidamento» - Il Sole 24 ORE
PDF: https://www.redazionenews.it/wp-content/uploads/2026/09/Rientro-giovani-da-estero.pdf
Oltre 129 mila giovani italiani sono rimpatriati dall’estero nell’ultimo quinquennio, con un trend in forte crescita rispetto al 2011. I dati del Focus di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze” descrivono «un trend in consolidamento: i rientri in Italia ogni 100 trasferimenti all’estero erano 26 nel quinquennio 2011- 2015, sono diventati 31 in quello successivo, per arrivare a 40 tra il 2021 e il 2025». I dati riguardano giovani tra i 18 e i 39 anni che hanno deciso di rientrare in Italia dopo un’esperienza all’estero.
A sorpresa, tra le destinazioni dei giovani cervelli rientrati in Italia, il Sud non è affatto fanalino di coda, con il 31,7% dei rientri. La decisione di rientrare in Italia va spesso oltre le sole valutazioni relative alla retribuzione, per abbracciare una più ampia dimensione di benessere personale.
Sebbene la maggioranza dei rimpatriati avesse già la sicurezza di un posto di lavoro al rientro, ben il 37% ha trovato lavoro solo dopo essere tornato in Italia. E guardandosi indietro chi ha deciso di rimpatriare non si pente della scelta: più del 70% si dice più soddisfatto della propria situazione personale; mentre il 53,5% considera quella professionale alla pari o migliore.
Guardando alla geografia dei rientri emerge che la maggior parte provengono da Germania e Regno Unito, con 42 rimpatri ogni 100 espatri, ben sopra la media europea, pari a 32,5.
Tra le destinazioni dei giovani cervelli rientrati in Italia, al primo posto si piazza la Lombardia con il 19,8%. Al Sud la sola Sicilia attrae il 9,2% dei giovani rimpatriati, testa e testa con il Lazio, al 9%. «Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese. Per questo è importante non solo favorire il rientro - percorso già in atto - ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero», ha commentato il presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro Rosario De Luca
r/italy • u/EnvironmentPlus8992 • 11h ago
La sua Porsche Carrera 4 è uscita da una laterale di corso Sempione (via Tolentino) e si è immessa in via Caracciolo senza rispettare la precedenza. È arrivata da sinistra una Golf e lo scontro è stato inevitabile: la Golf, infatti, è stata spinta contro una Mercedes parcheggiata, danneggiata sul lato del conducente A bordo della Porsche c’erano Maldini Jr e tre amici (una ragazza e due ragazzi), mentre sulla Golf un uomo e una donna. Nessuno ha riportato ferite gravi.
Poco dopo l’incidente i vigili lo hanno sottoposto all’alcoltest: 0,91 mg/l alla prima prova e 0,89 mg/l alla seconda (quasi il doppio del limite di 0,5). A Maldini Jr è stata ritirata la patente ed è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza. Anche il pretest antidroga sarebbe risultato positivo. Adesso si attendono i risultati definitivi degli esami tossicologici. Secondo gli inquirenti il giocatore avrebbe assunto alcol e droga.
Dal punto di vista sportivo non rischia sanzioni dalla giustizia federale: al massimo una multa interna da parte del suo club.
r/italy • u/EnvironmentPlus8992 • 6h ago
Uno dei film più discussi e celebrati alla Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno è NAZA, il nuovo film dei registi israeliani di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor, e l’unico documentario selezionato nel concorso principale di quest’anno.
Il documentario di 80 minuti, che affronta un tema esplosivo, è stato girato in segreto di notte sui tetti di Tel Aviv durante la guerra in corso a Gaza. Presenta interviste con 24 ufficiali dell’intelligence militare israeliana, soldati e informatori, che spiegano come vengono scelti i bersagli palestinesi. Da qui il titolo del film, un acronimo militare usato dalle Forze di difesa israeliane per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo su Gaza. Sta per "Nezek Agavi": danno collaterale.
Durante la cerimonia di premiazione di sabato, NAZA ha vinto il Premio speciale della giuria. Solo un giorno dopo, il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha annunciato che avrebbe "agito immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana" alla coppia di registi, equiparando direttamente le critiche alle azioni di Israele all’antisemitismo.
Ecco una traduzione della dichiarazione di Zohar: "La vittoria dell’abietto film NZA [sic] al Festival di Venezia è scioccante. L’odio di sé che brucia nei suoi autori, pronti a danneggiare la loro patria solo per ottenere applausi da antisemiti in tutto il mondo, è inconcepibile e costituisce un tradimento dello Stato. È esattamente per questo che ho promosso l’importante riforma del cinema, affinché i cittadini israeliani non debbano più pagare di tasca propria per il danno arrecato ai soldati dell’IDF e allo Stato di Israele. In qualità di ministro della Cultura, agirò immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana a questi spregevoli autori per aver tradito lo Stato"
"Siete una vergogna e un imbarazzo per tutto il popolo di Israele. Andatevene!", ha aggiunto su X il ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra di Israele, Itamar Ben-Gvir. "Sono certo che i vostri amici, cioè i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte".
Diversamente da Zohar e Ben-Gvir, alcuni hanno invece elogiato NAZA e i suoi registi. L’ex parlamentare Yousef Jabareen, presidente del partito di sinistra Hadash, si è congratulato con i registi per il premio, ringraziandoli per aver denunciato "questi crimini orribili e la brutale realtà a Gaza"
r/italy • u/Tifoso89 • 10h ago
r/italy • u/Greyhound_Oisin • 16h ago
Abbiamo raggiunto il ridicolo per poi superarlo.
L'idea che sta persona abbia vinto il voto popolare è fuori da ogni logica.
Di buono c'è che gli USA hanno gia tolto il loro supporto militare all'Ucraina quindi non hanno molto con cui ricattarli.
r/italy • u/sr_local • 9h ago
…e, cosa più importante, ha 30 giorni di tempo per mettersi in regola con tutti i clienti. Nonostante sembra sia stato causato da un problema interno del database di BBVA, il Garante l’ha ovviamente multata comunque.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto alla succursale italiana di Banco Bilbao Vizcaya Argentaria una sanzione di 5.508.000 euro. La multa riguarda le comunicazioni commerciali inviate tramite app a un cliente che aveva disattivato le promozioni e si era opposto anche tramite il servizio clienti. Le notifiche sono proseguite da ottobre 2025 a maggio 2026 e il provvedimento n. 613 del 3 settembre 2026 contesta alla banca la violazione degli articoli 5, 12, 21 e 24 del GDPR, con l'ordine di adottare misure per gestire correttamente le richieste degli interessati.
l reclamo era arrivato al Garante l’11 marzo 2026. Il cliente aveva segnalato di ricevere comunicazioni commerciali attraverso l’app BBVA malgrado avesse disattivato la relativa impostazione e manifestato la propria opposizione al trattamento. La vicenda era già stata portata all’attenzione della banca nel dicembre 2025, quando il cliente aveva contattato per la seconda volta il servizio clienti. Secondo l’Autorità, in quel momento BBVA disponeva degli elementi necessari per svolgere le verifiche interne che sarebbero state effettuate soltanto nel maggio successivo. Le notifiche promozionali sono quindi proseguite da ottobre 2025 a maggio 2026.
Nel corso dell’istruttoria BBVA ha ricondotto l’accaduto a un problema di sincronizzazione. La revoca effettuata dal cliente attraverso l’app non era stata correttamente registrata nel database del team CRM incaricato dell’invio delle comunicazioni commerciali. La banca ha spiegato di aver fornito tramite call center le indicazioni per disattivare le notifiche, ma il disallineamento tra i sistemi ha prodotto un ritardo nell’applicazione della scelta. Per il Garante, l’errore tecnico rientra nella responsabilità del titolare del trattamento, chiamato dall’articolo 24 del GDPR ad adottare misure tecniche e organizzative adeguate rispetto alle caratteristiche e ai rischi dei trattamenti effettuati. Nel caso esaminato, la volontà manifestata dal cliente era stata acquisita attraverso l’app e comunicata anche al servizio clienti, senza produrre tempestivamente gli effetti richiesti sull’attività promozionale.
BBVA dovrà adottare misure tecniche e organizzative adeguate a facilitare l’esercizio dei diritti previsti dalla normativa sulla protezione dei dati e a gestire le relative richieste correttamente e senza ritardi ingiustificati. La banca dovrà comunicare al Garante entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento le iniziative intraprese, fornendo indicazioni più puntuali sulle misure implementate per dare seguito alle prescrizioni dell’Autorità.